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Baia di Orosei: un azzurro abbagliante, un banchetto a bordo e... un taglio improvviso

📍 Zatoka Orosei

La Sardegna è un’isola di estremi. Sa stancare con le sue aspre montagne, incuriosire con le sue rovine misteriose e prosciugare le ultime energie nei suoi sentieri impervi. Ecco perché arriva il momento in cui bisogna cambiare prospettiva e salpare verso il mare aperto. Ci siamo lasciati la terraferma alle spalle e siamo partiti alla conquista della costa orientale: la leggendaria Baia di Orosei.

Se pensi di aver già visto delle belle spiagge in vita tua, questo posto ribalterà radicalmente la tua visione del mondo.

Una parete di calcare bianco e un’acqua che inganna lo sguardo Non appena la nostra barca si è allontanata dalla riva, abbiamo sentito di entrare in una fiaba completamente diversa. Guardando queste foto, è difficile non avere l’impressione che qualcuno abbia portato al massimo i livelli di saturazione dei colori. Ma la verità è che la costa orientale dell’isola appare esattamente così dal vivo.

Navigando in queste acque, ti trovi di fronte a gigantesche scogliere verticali di calcare chiaro che si ergono direttamente dal mare fino a un’altezza di diverse centinaia di metri. È un imponente muro naturale che separa le montagne selvagge dalla civiltà. E l’acqua? La sua tonalità è quella di uno smeraldo puro e ipnotico che sfuma in un blu scuro intenso. Quando guardi giù dal ponte, il fondale è così nitido che perdi il senso della profondità: sembra quasi di poterci semplicemente scendere e camminarci sopra, mentre sotto la chiglia ci sono una dozzina di metri.

Calette nascoste e isolamento dal mondo La magia più grande di questa costa è che le spiagge paradisiache più belle sono praticamente irraggiungibili in auto. Si può arrivare lì solo affrontando un trekking estenuante di molte ore attraverso le montagne oppure – come abbiamo scelto noi – proprio dal mare.

Quando la nave si avvicinava alla riva di una di quelle calette isolate dal mondo, il contrasto tra i piccoli ciottoli bianchi e l’azzurro travolgente dell’acqua era davvero impressionante. Ti togli le scarpe, entri in quelle onde cristalline e all’improvviso tutto lo stress svanisce.

Un banchetto tra le onde e... un dramma personale Ma gli italiani non sarebbero se stessi se ci lasciassero solo ammirare il panorama a stomaco vuoto. A un certo punto, sul ponte della nave è iniziato un rituale culinario. Il profumo di cibo squisito e appena preparato si mescolava alla brezza marina, mentre sui tavoli venivano servite prelibatezze locali. Si cominciò a versare un eccellente vino sardo. Un’idillio nella sua forma più pura.

Ed è qui che inizia il mio dramma personale.

Immagina: ti trovi circondato da alcuni dei panorami più belli d’Europa. Tutti intorno a te ridono, si godono quei piatti deliziosi e brindano. E tu? Il tuo apparato vestibolare sta dichiarando lo stato di emergenza.

Invece di godermi allegramente le delizie di una crociera di lusso, il mio organismo ha dichiarato un duro reset denominato «mal di mare». Non ho assaggiato nemmeno un boccone di tutte quelle meraviglie culinarie. Non ho bevuto assolutamente nemmeno una goccia di quel vino tanto decantato. Invece ho regalato ai pesci un colpo di scena – e questo in senso letterale, direttamente dallo stomaco alle acque cristalline della Baia di Orosei.

Mentre gli altri ammiravano le maestose scogliere e le grotte nascoste, io combattevo una battaglia irregolare e silenziosa per la sopravvivenza, sognando solo una cosa: sentire finalmente sotto i piedi la terraferma, solida, stabile e che non ondeggia. A volte il paradiso terrestre può avere un senso dell’umorismo davvero brutale!

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